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Mancini: “Quelli che dicono che il calcio non è essenziale, vivono in un altro mondo”

Il CT della Nazionale getta benzina sul fuoco in questo “mese di quarantena”

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►ROMA – Con il pallone nuovamente bloccato, il tempo delle emozioni lascia spazio a quello delle parole e delle considerazioni.

L’ultima in ordine di tempo è quella del CT della Nazionale, Roberto Mancini, che così si è espresso sulle pagine del Corriere dello Sport:


“Spero che il calcio torni alla normalità perché così non se ne può più” – ha detto ancora Mancini, che ha analizzato la situazione attuale – “Il Covid ci sta distruggendo. Giocare quasi un anno senza spettatori diventa un problema per i club e soprattutto per il calcio minore. Il calcio è una industria enorme. Se fosse per me, io manderei un po’ più gente allo stadio. Se possono stare in 1000 in un settore, possono stare in 1000 anche negli altri settori. Questo aiuterebbe i club. C’è del moralismo nel dire che il calcio deve fermarsi”.

L’IMPORTANZA DEL CALCIO

“Quelli che dicono che il calcio non è essenziale vivono in un altro mondo – prosegue il CT della Nazionale Azzurra – Il calcio ha pagato l’essere considerato uno sport di ricchi, ma in questo settore lavorano tante persone che hanno stipendi normalissimi. Ci sono i magazzinieri, chi mette a posto il campo, chi pulisce gli spogliatoi, il cuoco che fa da mangiare. Mancanza di responsabilità dopo le vacanze? Noi siamo stati in ritiro 11 giorni e abbiamo fatto 11 tamponi, il calcio sta già vivendo in una bolla. Ma si contagiano un po’ tutti, non solo i calciatori, in qualsiasi ambito. Penso però che all’aperto il contagio sia minore”.

Ideatore e Curatore di UISP Magazine dall'ormai lontano 2007. Responsabile Comunicazione del Calcio UISP Abruzzese. "L'importante non è fare le cose, l'importante è farle bene..."

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